Bocelli, lascia in pace le tigri

Probabilmente non ve ne frega una favetta secca di ciò che sto per scrivere, ma lasciatemelo fare – in fondo è il mio blogghettino del menga, in cui tutto mi è permesso.

Il sito ansa.it oggi riporta, in un articolo sulla pagina Spettacoli, l’immensa tenerezza da Andrea Bocelli provata nel cantare insieme al figlio durante una manifestazione svoltasi al Teatro del Silenzio.

Ora, con tutta la tenerezza e l’orgoglio di cui è capace Endriu Bocells, non sarebbe malaccio anche che lo stesso evitasse di rompere le balle alla tigre Shina. Pare infatti che:

[sia] stato sorprendente per il pubblico vedere sul palco anche l’ingresso di una vera tigre, un segno di continuità con lo spettacolo dello scorso anno ispirato dal connubio tra opera e arte circense. “L’ho voluta io”, rivendica con orgoglio Andrea Bocelli, che ama il contatto con la natura e, in particolare, andare a cavallo [e altre varie cosette]

Questo modo di mostrare le fiere al pubblico “sorpreso” (mi pare che siamo nell’anno MMXVII) è a mio giudizio tipico di una sottocultura fondalmentalmente idiota, che ama ancora vedere l’esposizione dell’esotico, dello “strano”, spesso facendo uso di creature – creature, non oggetti inanimati – che non hanno chiesto di essere sottoposte a questo tipo di seccatura: la tigre non si diverte, sapevatelo.

E se anche gli / le si chiedesse il permesso, credo che il felino ci manderebbe cortesemente a cagare.

Ora, obbietteranno che la creatura non ha subito alcun tipo di violenza eccetera, eccetera, eccetera, cazzate, cazzate.

Ok, facciamo così: stateci voi in cattività, e di tanto in tanto fatevi vedere da noi pubblico curioso, perché siete strani, siete belli, siete esotici, e tutto ciò ci provoca sollazzo.

Alla faccia dell’evoluzione.

 

 

Ad onor del vero: l’Adagio di Albinoni non è di Albinoni

Ad onor del vero, l’autore del celeberrimo Adagio in Sol minore non è il buon Tomaso Albinoni.

Tuttavia, in tivvù, nelle radio, negli aereoporti, ma – cosa più irrritante – nella stragrande maggioranza delle raccolte in ciddì il brano viene a lui attribuito.

La storia narra, invece, che il validissimo musico e musicologo Remo Giazotto realizzasse il brano sulla base di una serie di frammenti musicali attribuiti ad Albinoni, rinvenuti tra le macerie della biblioteca di Dresda, devastata in seguito ai bombardamenti avvenuti durante la II Guerra Mondiale.

Ora, fossi nel buon Remo io, ecco, mi sarei incazzato almeno un poco. Con tutto il merito che si può dare all’Albinoni sui suoi squisiti frammenti, almeno un trafiletto, un titolino, una cacchettina a margine in cui si specifichi “ehi ciccio ascoltatore, guarda che questo motivetto l’ha fatto Remo, mica Tomaso, nonostante i suoi gustosi frammenti”.

In aggiunta, Wikipedia in verità in verità ci dice (al momento ho solo questa fonte):

In verità, a partire dal 1998, anno della morte di Remo Giazotto, l’Adagio si è rivelato una composizione interamente originale di quest’ultimo, giacché nessun frammento o registrazione è stato mai trovato in possesso della Biblioteca Nazionale Sassone

Per concludere, care industrie del ciddì e della tivvù, non rompeteci più il caucaso con attribuzioni a pera, ma date a Remo ciò che è di Remo. Anche quando non dovesse trattarsi di Remo.

Amatene e condividetene.